Alimenti e nutrizione

Acido ascorbico Vitamina C

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Categoria: Alimentazione

 

 

vitamina C

 

  La vitamina C venne isolata nel 1933 da Charles G. King e Albert Szent-Gyorgy, rispettivamente nel limone e nella paprika.

 

 

La vitamina C, chimicamente corrisponde all'acido L-ascorbico, un lattone dell'acido 2-cheto-L-gulonico è un composto idrosolubile a sei atomi di carbonio, dalle marcate caratteristiche riducenti. L'isomero destrogiro è chimicamente inattivo. Si presenta sotto forma di cristalli incolori o tendenti al giallo, di sapore acido e di odore debole. E' la più instabile tra tutte le vitamine, presenta forti caratteristiche di termolabilità, facilmente alterabile negli alimenti conservati per degradazione ossidativa, instabile agli alcali e agli agenti ossidanti. Libera rapidamente due ioni idrogeno, ossidandosi ad acido deidroascorbico facilmente ossidabile a sua volta in acido L- dichetogluconico che per ulteriore ossidazione si scinde in acido ossalico e acido L-treonico. L'importanza di questa vitamina è effettivamente da ricercare nel suo potenziale ossidoriduttivo che a livello fisiologico assume caratteristiche di primaria importanza.

Il fabbisogno giornaliero di questa vitamina è di circa 60mg, dosi superiori sono richieste durante la gravidanza e l'allattamento, negli stati senili e durante il decorso di malattie infettive.

Per il suo approvvigionamento, l'uomo al pari della scimmia e della cavia, deve far ricorso a fonti esogene, generalmente sotto forma di frutta e verdura fresche. Il cane, il topo, il coniglio e molti altri animali, riescono a sintetizzare la vitamina C partendo da una serie di precursori tra i quali il glucosio. Gli uomini e i primati sono privi di un'enzima necessaria alla biosintesi endogena della vitamina C, L-gulonolactone ossidasi, perché il gene che codifica per l'enzima ha subito nelle varie tappe dell'evoluzione mutazioni sostanziali che impediscono la produzione della proteina.

A causa della sua elevata idrosolubilità, la vitamina C è facilmente assorbita nel tratto intestinale del tenue da dove passa direttamente nel sangue portale per raggiungere tutto l'organismo. E' immagazzinata in molti organi e tessuti in rapporti quantitativamente variabili, dipendendo dall'attività metabolica svolta. Nell'ordine di concentrazione troviamo: l'ipofisi, la ghiandola surrenale, il fegato il timo. Quantità minori sono state trovate anche nel rene, nel cuore e nei polmoni. L'eccesso di acido ascorbico viene eliminato attraverso le urine al pari dei suoi metaboliti che sono l'ossalato e l'acido deidroascorbico. In terapia ci si avvale esclusivamente di vitamina C purificata, mentre in natura, accanto all'acido ascorbico che chiameremo vitamina C1 troviamo associato costantemente un altro fattore che chiameremo C2, insieme formano il complesso C la vera sostanza ad azione vitaminica. Studi iniziati già nel 1926 da Bezssonoff, e completati nel 1977 da Gazave e Parrot, hanno definitivamente chiarito la causa dello scorbuto, l'antica malattia che tante vittime aveva mietuto in passato specialmente tra i marinai. Lo scorbuto è un avitaminosi doppia C1-C2 e che ogni singolo fattore non è in grado da solo di esercitare l'azione antiscorbutigena.

Chimicamente il fattore C2 è un pentaidrossi3-flavanolo e in natura specialmente negli agrumi, si ritrova sotto forma di un composto stabile composto da un'estere galatturonico legato ad una pectina. Questa molecola polifenolica è in grado di aumentare la velocità di riduzione dell'acido deidroascorbico in acido ascorbico, agendo sul glutatione. Inoltre il fattore C2 ha anche un'azione catalitica proponendosi di volta in volta come donatore o come accettore di idrogeno.

La vitamina C è ampiamente rappresentata sia nel regno animale che in quello vegetale. La si trova in abbondanza negli agrumi, nei legumi freschi, nel cavolo, nelle fragole, nelle cipolle, nel ribes e nel pomodoro. La rosa canina ne è particolarmente ricca , raggiungendo un contenuto di vitamina C espressa in mg per 100 gr di prodotto pari a 550, il ribes ha un contenuto pari a 180, il prezzemolo 170, i broccoli 130 i peperoni e le verze 120.Tra gli agrumi, è il limone ad avere un maggior contenuto in vitamina C,pari a 52 mg per 100 grammi di prodotto, mentre le arance ne contengono 50mg come gli spinaci.

Gli effetti biologici della vitamina C sono numerosi, interviene nel metabolismo della fenilalanina,della tirosina e della idrossifenilalanina, non è stata ancora chiarito l'azione che esplica sulla corteccia surrenalica e sulla formazione degli ormoni steroidei. Gioca un ruolo rilevante nella formazione del collagene, della sostanza fondamentale, dell'osteoide e della dentina. La sua azione è necessaria soprattutto per l'idrossilazione della prolina ad idrossiprolina e della lisina ad idrossilisina nel fibroblasto, un blocco dell'idrossilazione si manifesta con l'impossibilità di formare le fibre collagene.La vitamina C compie una funzione molto importante anche a livello immunologico aiutando il fisico a combattere contro le infezioni e contrastando la formazione di cellule tumorali, grazie alla sua azione sui leucociti, sulla stimolazione anticorpale, sui neutrofili, sulla fagocitosi e sulla produzione di interferone. Interviene nei processi infiammatori ed è necessaria per l'integrità delle mucose. Contrariamente a quello che si pensa non è stata dimostrata la sua azione preventiva nei confronti del raffreddore comune. Facilita la liberazione del ferro dalla transferrina e dalla ferritina. Come già ricordato la vitamina c è un donatore di elettroni ( agisce come agente riducente o ossidante), sicuramente molte delle sue proprietà sono da ascrivere a questo ruolo. La vitamina C è un donatore di elettroni per 11 proteine ad attività enzimatica, alcuni di questi enzimi agiscono su molte specie escluso l'uomo nel meccanismo di riutilizzo delle pirimidine e del deossiribosio per mezzo della deossinucleoside.

Dei rimanenti, nell'uomo tre partecipano alla idrossilazione del collagene e due nella biosintesi della carnitina, svolge un ruolo anche nella biosintesi della catecolammina norepinefrina ( noradrenalina ), nell'amidazione degli ormoni peptidici e nel metabolismo della tirosina ( Eipper et all. ). Un ruolo protettivo sembra quello di prevenire la formazione degli N-nitrosocomposti,( Correa P. Cancer Research 1992 n° 52 ) sostanze potenzialmente mutagene, e quindi si pensa possa agire nel senso di diminuire il rischio potenziale di un'evoluzione cancerogena delle cellule gastriche.

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