Alimenti e nutrizione

Il Caffè e le sue origini

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Categoria: Alimentazione

 

Coffea - Biusante  Paris descartes

 

Sull'origine orientale del caffè esiste una leggenda curiosa raccontata da un professore maronita, professore di lingua siriaca e caldaica a Roma, Fauste Nairone, nel 1671. Nel 1666, S.Dufour, nel suo Traitè du café, tradusse in francese la leggenda raccontata dall'esimio professore siriano. Kaldi, un guardiano di cammelli o secondo altre versioni, di capre, si accorse che contrariamente alle loro abitudini, i suoi animali, rimanevano svegli tutta la notte. Questo effetto non poteva essere attribuito ad altra causa che a quella della loro pastura. Il pastore l'indomani, riportando la mandria al pascolo si accorse che gli animali, avevano mangiato le bacche dei frutti di alcuni arbusti che gli arabi chiamavano Bun o Bunnu, di cui era pieno il posto. Raccolse alcuni di questi frutti e li fece bollire nell'acqua, bevette questa infusione molto aromatica, e l'effetto non tardò a manifestarsi, pieno di rinnovato vigore rimase sveglio e vigile tutta la notte, e fu così che quella casuale scoperta delle virtù benefiche e salutari di quell'arbusto, gli valse la riconoscenza della sua gente, perché grazie all'infuso di quella pianta, scompariva la sensazione di stanchezza e la mente era lucida e sveglia. La leggenda che ha la sua continuazione, ci racconta che il pastore raccontò di quel formidabile infuso al priore di un convento cristiano il quale volle provare la miracolosa bevanda.

Dopo averne provato personalmente i benefici somministrò l'infuso ai suoi confratelli che poterono rimanere svegli più a lungo per dedicarsi alla preghiera. Ma Nairone, ci racconta che in realtà non furono i monaci cristiani ad usare per primi l'infuso del caffè, ma un religioso musulmano chiamato Chadely che ne faceva uso abituale, presto imitati dai suoi seguaci Sufi per ottenere una concentrazione migliore necessaria al completo raccoglimento durante le orazioni e continua il suo racconto:

Una nave indiana approdò nel porto di Teama in Arabia, e l'equipaggio vedendo li vicino un eremo vi entrarono per visitare l'eremita che altri non era che Chadely, il quale li accolse amabilmente e offrì loro la nera bevanda. Quella bevanda per loro del tutto nuova, piacque tanto e ne chiesero in dono una tazza da portare al loro comandante infermo, pensando che potesse essergli di giovamento. Chadely, li rassicurò dicendo loro che con la preghiera e il suo infuso, il loro comandante sarebbe certamente guarito, cosa che avvenne puntualmente e che oltre alla salute avrebbe tratto un notevole beneficio economico qualora si fosse fermato in quel porto a vendere le sue merci. Aggiungendo in tono profetico che in quel luogo sarebbe sorta una grande città, centro di grandi traffici commerciali. Il comandante dopo la sua guarigione volle andare personalmente a ringraziare il santo eremita e bere con lui alcune tazze di caffè.

Proprio mentre conversava piacevolmente, arrivarono un gruppo di pellegrini dallo Yemen i quali si erano recati in pellegrinaggio all'eremo di Chadely. Costoro viste le mercanzie dell'indiano, da avveduti commercianti acquistarono tutte le merci, fu così che si avverò la profezia e ben presto la fama del santo eremita e del suo magico infuso si sparse per tutta l'Arabia e l'India. Molte altre persone tornarono a visitarlo e molte si fermarono li per costruirvi alberghi per i pellegrini. Alla morte di Chadely fu eretto presso il suo sepolcro una moschea, molte persone si stabilirono li per l'abbondanza di palmeti e d'acqua. Questa fu l'umile origine della città di Moka.

Chadely divenne il santo tutelare dei caffettieri musulmani che ogni giorno alla prima orazione mattutina lo ricordavano nelle loro preghiere, ringraziando Dio che per suo mezzo avesse fatto conoscere loro il prezioso infuso. ...articolo completo.

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