I Classici della Letteratura Antica

Epistola dell'uccello Risalat al-Tayr di Avicenna

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Scritto da Francesco

Avicenna-miniatur

Il persiano Avicenna fu un pensatore e medico musulmano (v. Biografia),il cui profilo culturale si sviluppa nell'ambito della Persia Samanita (IX-X). Non oltrepassò mai i confini della sua Persia, ma viaggiò molto attraverso il suo paese,arricchendo considerevolmente il suo già cospicuo bagaglio culturale. Il suo pensiero fu influenzato dai grandi pensatori greci, platonici, aristotelici, neoplatonici, da Galeno e da Al Farabi. Grazie all'assidua frequentazione della biblioteca dell'emiro Nuh III Ibn Mansur si interessò allo studio di altre dottrine,quella degli Ismaeliti,quelle dei Sunniti, alle quali fu istruito dal suo professore di Diritto Islamico Ismail-al- Zahid, come pure al Sufismo, al pensiero Cristiano, Giudaico, Manicheo.

Avicenna non aderì mai, almeno pubblicamente a nessuna di queste dottrine ma fu per merito di questi studi che la sua proposta filosofica fu di ampio respiro sia nel mondo Islamico che in quello Cristiano.

I primi dei suoi testi dove è presente il senso dell'Oriente, anche se non è ancora sviluppata la sua filosofia, sono tre racconti: Risalat de Hayy ibn YaqZan (Epistola del Vivente figlio del Vigilante), la Risalat al-Tayr (Epistola dell'Uccello) e la storia di Soliman wa Absal. Questi testi posseggono un linguaggio simbolico e un significato che potremmo considerare mistico-filosofico, costituiscono il nucleo centrale di un acceso dibattito che va ben oltre la storiografia ufficiale. L'opera di Avicenna è il frutto di un inestimabile e variegato lavoro, che riunisce il racconto visionario, trattati sopra la vita mistica, opuscoli religiosi, poemi e commentari coranici, prologhi ad altri trattati filosofici, studi sopra l'essenza dell'amore, l'influenza degli avvenimenti reali nella ricerca di Dio e il suo ritorno al principio del principio, le preghiere e le invocazioni, l'anamnesi delle divinità.

In questi scritti, secondo Corbin, Avicenna ci rivela il segreto della sua esperienza personale.

L'Epistola dell'Uccello ci permette di stabilire la vera essenza, l'originalità del genio del suo autore. Nonostante l'iniziale stile pomposo e oscuro, la sua conclusione ingenua diventa lo specchio in cui si riflette la vita interiore dell'autore e il suo rapporto con la sua epoca e i suoi contemporanei. Il suo allievo e seguace Djudjiani, menziona questo trattato, il numero ventiquattro, come un trattato enigmatico, in cui si descrive il percorso che ha intrapreso per giungere alla conoscenza della verità,viaggiando attraverso un'Oriente mistico, che non compare nelle carte geografiche,dal quale emerge l'idea della gnosi. E' un viaggio verso un luogo spirituale, dove brilla tutta la luce della conoscenza, il luogo mistico di coloro che viaggiano alla ricerca di Dio. L'Oriente inteso in senso temporale e spaziale è il luogo dove nasce il sole, l'Occidente è il luogo del suo tramonto, ma per Avicenna l'Oriente è l'inizio di un lungo viaggio pieno di imprevisti, che l'anima intraprende per ritornare alle origini, dove tutto è Luce, è Dio, è Conoscenza. Di questo trattato non è specificata la data, ma sicuramente si pensa che sia il seguito del Havy ibn Yagzan, scritta durante il periodo di reclusione nella fortezza di Ferdejan, dove era stato fatto rinchiudere dal potente Tadj el-Melik, oppure subito dopo la sua fuga rocambolesca, quando era già al sicuro nella corte di Alì el Daulah, dove aveva completato l'altra sua opera as-Chifà. Lo stile, soprattutto quello iniziale, si presenta irto di difficoltà, la comprensione non è immediata, è enigmatico, ma fortunatamente il commentario di Omar Sahlan Sawedji conservato al British Museum di Londra chiarisce molti dei passaggi oscuri. Da questo commentario sono state tratte le note esplicative dell'opera.

Prima di passare alla lettura dell'epistola, per una maggior comprensione è necessario individuare una chiave di lettura nella traccia dell'opera. Dopo una dedica ai suoi amici, fatta nel segno di un'amicizia vera e nel nome di una fratellanza universale l'autore comincia il suo racconto con una allegoria:

Un gruppo di cacciatori si recano nel bosco per catturare gli uccelli, tendono le loro reti, preparano le trappole e gli uccelli attirati dalla dolcezza dei loro richiami, cadono prigionieri delle loro reti, tra gli uccelli catturati c'è anche il nostro autore. Prigionieri nella loro gabbia, dapprincipio si abbandonano alla sofferenza ma poi si abituano alla cattività; alla sofferenza si sostituisce un sentimento nuovo, quello della rassegnazione. Ma quando tra i prigionieri, alcuni più temerari degli altri, riescono a sfuggire alle reti dei cacciatori, il nostro uccello, voce narrante, li implora affinché lo aiutino a sfuggire alla sua sorte. Dapprima sono titubanti, i cacciatori sono ancora un pericolo, poi sempre in nome di quel patto di fratellanza mai scritto, si lasciano commuovere dalle parole di quel loro sfortunato compagno di prigionia e gli insegnano la maniera per sfuggire ai legami che lo trattengono nella gabbia. Fuggono via oltrepassano otto cime di altrettante montagne e finalmente giungono al cospetto del Gran Re .Ammessi all'udienza, raccontano della loro miserevole condizione e del legame irrescindibile al quale sono attaccati i loro piedi. Commosso dal racconto il Gran Re li libera ma non può nonostante la sua potenza recidere il laccio serrato attorno ai piedi, solo gli oppressori possono restituire la libertà agli oppressi, ma nel loro volo verso la libertà saranno accompagnati da un messaggero con il compito di far rispettare gli ordini del re e affrancare gli uccelli dalle catene. Questo messaggero è l'Angelo della Morte, l'uccello è l'Anima, prigioniera del corpo dal quale cerca di liberarsi per aspirare alla perfetta conoscenza. Questo piccolo trattato conferma la dottrina principale del rapporto tra l'anima e il corpo: l'anima, come sostanza di parte trae la sua origine dalla plenitudine divina, si unisce al corpo, composto da elementi materiali, per operare il suo sviluppo nei diversi rapporti con il mondo per raggiungere la beatitudine eterna. Ma durante il soggiorno sulla terra, si sente sempre prigioniera legata a qualcosa che l'imprigiona all'interno del corpo, illanguidendo dal desiderio di ritornare alla sua patria celeste che può essere raggiunto solo con la morte. Il confronto tra queste anime che non sanno resistere alle tentazioni della vita e queste colombe prigioniere della rete dei cacciatori è ben vecchio, già lo ritroviamo nelle poesie dialettiche di Prudenzio, poeta cristiano del IV Sec.

 

Risalat al-Tayr

 

Nel nome di Dio, Clemente e Misericordioso! Solo in Lui confido, in Lui ripongo le mie speranze.

 

Martin_Johnson_Heade-Cattleya_Orchid_and_Three_Brazilian_Hummingbirds.

 

Non c'è tra i miei fratelli qualcuno che voglia ascoltarmi un momento affinché io possa confidare il mio dolore più intimo? Forse così potrei alleggerirmi del mio pesante fardello, dividendone fraternamente una parte. L'amico fedele è colui che tende la mano nel momento del bisogno, conservando nel suo cuore, nel bene e nel male un'amicizia perfettamente intatta.

Però, come potrai arrogarti la fedeltà di un amico leale e sincero, se cerchi nell'amicizia una protezione e un rifugio sicuro; quando a spingerti verso di lui è solo una qualsiasi necessità che ti riporta alla mente il suo nome e dopo ti spinge a tralasciare i tuoi doveri verso di lui, quando quel momentaneo bisogno non c'è più? Fai visita ad un amico quando sei stato eletto della sfortuna; è solo il bisogno a farti ricordare il suo nome.

Dio vi protegga, fratelli miei, voi che siete uniti dalla comunione con Dio, legati dalla fratellanza divina, voi che contemplate la visione interiore della verità, voi che avete liberato il vostro cuore da ogni residuo di dubbio, voi che parlate all'unisono con la voce di Dio! Bene! Miei fratelli di verità, guardate dentro di voi stessi e troverete la via da seguire; ciascuno di voi riveli al suo fratello il segreto del suo cuore, affinché ciascuno possa comunicarlo all'altro per raggiungere la suprema perfezione. Avanti! Miei fratelli, ritiratevi nel vostro riccio come fa l'istrice, mostrate il vostro vero essere, occultando l'essere apparente [ L'autore qui vuole dire: che il fatto rende manifeste le facoltà attive e razionali; il contrario fa sparire l'influenza dei desideri sensuali]

Fratelli di verità. Muovetevi come fa il serpente strisciando sempre nello stesso verso; siate come lo scorpione il cui pungiglione si trova sulla coda e ricordatevi che il maligno attacca l'uomo solo alle spalle.

Assumete il veleno per mantenervi vivi. Amate la morte, ne sarete preservati [ La pelle del serpente è il corpo umano che viene abbandonato per la speranza di trovare un posto migliore nell'aldilà. Il Maligno è la personificazione dei desideri malvagi generati dall'immaginazione sensibile. Il veleno indica la resistenza a certe influenze del corpo] . rimanete sempre svegli, senza cercare niente di concreto, perché è il nido il luogo dove è più facile catture i migliori uccelli. Se vi mancano le ali, procuratevi quelle degli altri, solo così raggiungerete la meta. Il migliore tra gli esploratori è quello che vola più in alto. [ Volare significa in senso metaforico: andare alla ricerca della facoltà di ricevere la Grazia Divina, essere prigionieri, vuol dire rimanere privi del perfezionamento dell'anima: Mancare di ali significa non avere lo slancio necessario ad elevarsi. Prendere in prestito le ali vuol dire lasciarsi guidare da un Maestro]

Siate come gli struzzi, che ingoiano ferro e ciottoli incandescenti, come i serpenti che mangiano le ossa più dure, come la salamandra che cammina nel fuoco, come il pipistrello che non esce mai di giorno; in verità il migliore tra gli uccelli è il pipistrello [ Lo struzzo che divora il ferro e le pietre incandescenti, il serpente che si nutre delle ossa più dure simbolizzano l'uomo dominato dai desideri carnali e dalla sua ferocia. Il ferro e le pietre incandescenti significano l'impetuosità,le ossa dure la voluttà; l'uomo deve saper dominare tutte due per evitare di esserne dominato e annientato. La salamandra che cammina nel fuoco simbolizza lo stesso uomo che si serve della forza dell'immaginazione rappresentativa, a volte come verità, a volte per errore; pertanto è bene impiegare queste facoltà con precauzione come si fa con il fuoco, che pur essendo indispensabile all'uomo può rivelarsi dannoso. Ecco perché il sapiente è paragonato al pipistrello; conviene celare le idee sotto l'involucro degli oggetti apparenti, il sapiente si muove nella luce del crepuscolo come il pipistrello, cercando a volte la verità nella luce delle cose visibili, a volte cercandola nell'oscurità della notte che nasconde la verità nell'intelligibile. Afferma l'unità di Dio, mantenendo al centro del suo pensiero la completa astrazione nell'assimilazione di Dio alle creature; non il Dio corporeo in qualità di creatore ma il Dio che non rifiuta né mantiene al centro del suo pensiero solo per fede.
Egli usa il mondo visibile per elevarsi alla conoscenza di questo essere sublime dalle idee nascoste, crede al suo Dio come l'autore della creazione ma sprovvisto di tutte le qualità umane. Il suo volo al crepuscolo tra la luce e le tenebre diventa dunque l'aspirazione del sapiente ad innalzarsi per crescere nel cammino della fede
].
Bene ! Miei fratelli, l'uomo, il più ricco è colui che ha sempre uno sguardo rivolto al domani, il più misero è colui che frustrato dalle sue limitazioni si attarda sulla via della perfezione. Oh! Miei fratelli, non è sorprendente come l'Angelo evita il male mentre la Bestia è sempre alla sua ricerca; quello che è meraviglioso è come l'uomo sia capace di contrastare la concupiscenza, lasciandosi dominare ma conservando tuttavia dentro di sé la luce dell'intelligenza. In verità, l'uomo che persevera nella lotta contro i desideri perversi è simile all'Angelo.

 

Siamo giunti ora alla storia che ci spiegherà il perché della condizione del nostro Essere.

 

Un gruppo di cacciatori uscirono per una battuta di caccia, tesero le loro reti, sistemarono le loro trappole, prepararono i richiami amorosi, nascondendosi nei cespugli, in quanto a me io ero nello stormo degli uccelli. Appena ci avvistarono,cominciarono a fischiare, invitandoci ad avvicinarci. Nel sentire un richiamo così dolce e soave, noi tutti, uniti in una piacevole compagnia, non sospettammo nulla che potesse fermarci, volammo verso di loro e cademmo nella trappola. Un anello si chiuse attorno al nostro collo, le nostre ali si infilarono nelle maglie delle reti e le corde strinsero i nostri piedi. Ogni minimo movimento non faceva altro che accentuare il nostro dolore. Tutti eravamo presi dal ricordo della perduta libertà, senza pensare ai suoi compagni di sventura, ciascuno pensava alla maniera di sfuggire dalla prigionia. Ma dopo qualche tempo dimenticammo la nostra condizione e ci rassegnammo ai nostri lacci e alla nostra prigione.[ Il desiderio dell'anima di separarsi dall'intelligibile è comparabile al volo degli uccelli. Il cielo significa le alte sfere celesti, luogo dove dimora l'intelligibile, quel luogo dove l'anima trae l'ispirazione per elevarsi senza riuscirci perché è impedita dai legami che intrattiene con il corpo. Allora si arresta nelle sfere inferiori,trova un rifugio sicuro nello studio delle scienze naturali e della matematica, chiamate scienze inferiori e scienze intermedie, senza aspirare alla regione sublime della metafisica. L'anima è prigioniera solitamente dei vincoli del corpo. Raramente qualche anima eletta arriva ad una parziale liberazione acquisendo un certo grado di libertà d'azione, costoro sono i maestri di tutte le scienze, i soli veramente capaci di dominarle].

Un giorno, mentre guardavo attraverso la rete della mia gabbia vidi uno stormo di uccelli che dispiegavano le loro teste e le loro ali per iniziare a prepararsi per il volo. Ai loro piedi ancora erano visibili i nodi delle corde, non così stretti da impedire il volo, né tanto molli da permettere una vita ed un esistenza libera e tranquilla ,[ A vedere gli uccelli fuori dalle loro gabbie il nostro autore si ricorda della sua prigionia e il desiderio di libertà lo assale. Vorrebbe imitarli, implora il loro aiuto ma invano, si allontanano sempre di più. Coloro che sono maestri nelle scienze insegnano solo a coloro che sono dotati della necessaria capacità di risposta. Nel frattempo gli mostreranno la via facendo risaltare il fatto che solo con una lunga serie di sforzi ripetuti si sono affrancati dalle loro passioni carnali e meritati Il primo delle strade da percorrere è quella che passa attraverso le scienze inferiori e quelle intermedie, simbolizzate dalle sette vette che si possono raggiungere solo a costi di innumerevoli sforzi; infine ci si ferma ai piedi dell'ottava dimora, quella dell'intelligibile e delle anime delle sfere celesti. Questo vuol dire che l'uomo è in grado a costo di sacrifici estremi di acquisire la scienza inferiore; ma per acquisire la scienza di mezzo e quella superiore c'è bisogno della Grazia Divina, che si acquista poco a poco. Superate le otto regioni dell'intelligibile, si aspetta per essere ammessi al palazzo del Gran Re].

la loro libertà mi ricordò la mia condizione miserevole che io avevo dimenticato, mi indignai con me stesso per quello che mi era accaduto, e la tristezza invase la mia anima. Attraverso la rete chiamai, gridai, li scongiurai di avvicinarsi a me per insegnarmi la via che avevano seguito per conquistarsi la libertà, mentre io ero ancora prigioniero. Però nelle loro menti era ancora vivo il ricordo dell'astuzia e dei trucchi dei cacciatori, perciò continuarono il volo Allora li scongiurai in nome della nostra antica amicizia e della nostra fratellanza, in nome di un patto mai infranto, di aver fiducia nelle mie parole lasciando sgomberi loro cuori da ogni dubbio. Mi credettero e si avvicinarono. Domandai della loro condizione, mi risposero che erano passati per una sventura simile alla mia e come me si erano rassegnati ad una morte imminente. Dopo avermi consolato, mi liberarono dal laccio che cingeva il mio collo, dalla rete che imprigionava le mie ali e la porta della gabbia si apri. Mi dissero:

Goditi la tua libertà. Chiesi di liberami anche dalla catena che ancora legava i miei piedi, ma mi risposero:

Se avessimo avuto la forza di farlo avremmo rimosso prima quella che lega i nostri piedi! Come può un malato curare un altro malato?

Usci, dalla mia gabbia e insieme a loro incominciai il mio volo.

Mi dissero: Lontano, davanti a te c'è una pianura che dovrai attraversare, solo dopo aver percorso tutto lo spazio che ti separa da essa sarai al sicuro da ogni pericolo e potrai seguire la via giusta. Continuammo insieme il nostro volo, sorvolando i versanti di un'alta montagna attraverso una valle fertile e lussureggiante e poi attraverso una landa sterile e desolata; dopo averla attraversata, scalammo una montagna le cui otto cime erano cosi alte che le nuvole le nascondevano ai nostri occhi. Facendoci coraggio a vicenda e rinunciando al riposo, riuscimmo a costo di sacrifici indescrivibili a superare le prime sei cime e finalmente giungemmo ai piedi della settima. Dopo aver esplorato i dintorni, ci concedemmo un momento di riposo per ritemprare le nostre forze, certi della sicurezza del posto e della lontananza dai cacciatori. Dopo esserci ripresi dalla fatica che aveva esaurito tutte le nostre forze riprendemmo il volo e giungemmo alla settima cima. Qui vedemmo dei giardini fioriti, ben coltivati, con gli alberi da frutto e ruscelli pieni d'acqua la cui bellezza annebbiava la vista, confondeva la ragione, allargava il cuore di gioa; le nostre orecchie erano piacevolmente colpite dalla soave e struggente melodie dei numerosi uccelli; nell'aria aleggiava l'odore di ambra e muschio. Dopo esserci saziati di quei frutti e dissetati di quelle acque rimanemmo lì solo il tempo necessario per ritemprarci e recuperare le forze, dopo prendemmo la decisione di continuare l'ascensione incitandoci a vicenda:

Forza, affrettiamoci non c'è nessuna trappola peggiore della falsa sicurezza,né alcun mezzo di difesa migliore della vigilanza e della circospezione; in verità la nostra permanenza in questo luogo di delizie si è prolungata troppo; dietro di noi ci sono i nostri nemici che si seguono cercando le tracce del nostro soggiorno in questo luogo. Partiamo da qui lasciandoci alle spalle tutte queste meraviglie, la cosa che conta di più è la nostra salvezza. Fu così che ci rimettemmo in viaggio fino ad arrivare ai piedi dell'ottavo monte la cui sommità era celata dalle nuvole tutt'intorno c'erano uccelli dai colori sfolgoranti, dai canti gioiosi e dall'aspetto cosi incantevole come non ne avevamo mai visto prima di allora. Godemmo della loro indescrivibile gentilezza e approfittammo della loro benevolenza consapevoli del fatto che per noi sarebbe stato impossibile per il resto della vita fare altrettanto. Quando ci sentimmo al sicuro e stabilimmo un rapporto di familiarità, confidammo il nostro segreto e, dopo un iniziale esitazione da parte loro, ci dissero che al di la della montagna c'era il palazzo del Gran Re; Lì tutti gli oppressi trovano rifugio e protezione. Pieni di fiducia,volammo verso il palazzo del Re; giunti a palazzo,rimanemmo in attesa dell'autorizzazione ad essere ricevuti Quando ottenemmo udienza [L' udienza l''essere introdotti nella sala del palazzo divino, simbolizza la base comune di tutte le scienze mondane: scienze naturali, la matematica e la logica]. Ottenuto il permesso fummo introdotti nel palazzo. Attraversammo una sala il cui splendore non poteva essere descritto in maniera alcuna. Dopo averlo attraversato, dinnanzi a noi si spiegava una cortina, scostandola, mostrava una sala così grande e spaziosa il cui splendore ci fece dimenticare la prima sala; meglio ancora, paragonandola con la prima,questa ci sembrava ben poco cosa. Giungemmo infine al cospetto del Re. Scostato l'ultimo velo la bellezza del Re davanti ai nostri occhi ci apparve in tutto il suo splendore, i nostri cuori ebbero un sussulto e e lo stupore fu tale che non riuscimmo a formulare le nostre lamentele. Senza dubbio, si rese conto del nostro momentaneo smarrimento, la sua amabilità ci restituì la fiducia, e fu cosi che trovammo il coraggio di parlargli e raccontare la nostra storia. Allora ci disse: Non c'è nessuno che possa sciogliere il nodo che attanaglia i vostri piedi, salvo coloro che lo annodarono. Invierò un messaggero che imporrà a costoro il dovere di darvi soddisfazione e sciogliere i nodi della trappola che ancora vi rende prigionieri. Dopo essere stati congedati, ci siamo rimessi in cammino in compagnia del messaggero del Re. [Questo messaggero è l'Angelo della Morte, che rompe tutti i legami che uniscono l'anima al corpo, rendendo all'anima tutto il riposo che desidera. L'uomo è composto da l'anima animale e da l'anima razionale, questa prima forza dipende dall'insieme degli elementi che formano il corpo fisico; però se è stato gravemente perturbato, la guarigione può avvenire solo attraverso l'anima animale stessa. Pertanto. il Signore della vita e della morte invia il suo messaggero. L'Angelo della Morte, con l'ordine di liberare l'uomo dai legami del corpo, così che la vera liberazione dell'uomo sarà la morte]. Però alcuni dei miei fratelli insistettero con me per farsi illustrare la grandezza del Re; Allora feci questa descrizione molto concreta: Lui rappresenta l'insieme della bellezza più perfetta, libera da ogni bruttura. Non manca di nulla, la vera perfezione solo appartiene a questo essere, impossibile immaginarla, nemmeno lontanamente; il suo volto rappresenta la bellezza, la sua mano la generosità. Colui che lo segue incondizionatamente,otterrà la più grande felicità; ma colui che l'abbandona sarà perduto in questo modo e nell'eternità.

Ora miei fratelli! C'è qualcuno tra di voi che dopo aver ascoltato dalla mia bocca questo racconto mi voglia dire:

Vediamo la tua anima così dolorosamente sofferente e la tua mente così vacillante; bene! Tu non hai mai spiccato il volo, ma il tuo spirito non è altro che il frutto della tua immaginazione; tu non sei mai stato rinchiuso in una gabbia, quella che è prigioniera è la tua anima; come può volare l'uomo e l'uccello parlare? Evidentemente la bile ha mutato il tuo temperamento e ti ha cambiato il cervello. Meglio sarebbe se ritornassi suoi tuoi passi, bevi un infuso di cuscuta, fai tanti bagni caldi, immergi la testa in acqua tiepida, inala vapori di olio di nenuphar, segui con un regime alimentare leggero, evita di fare il nottambulo, infine mitiga gli appetiti sessuali.

Sempre ti abbiamo considerato un uomo razionale, dotato di una solida intelligenza dal giudizio acuto e penetrante. Solo Dio sa, quanto il nostro cuore sia afflitto dalla tua sofferenza e quale sia il nostro dolore a causa della tua alienazione mentale!

Ah! Quante parole inutili e di scarso valore! In verità la peggiore delle parole è quella che si è perduta. Dio è il mio rifugio e la mia sola salvezza. Colui che ha abbracciato altre convinzioni sarà frustrato nelle sua spirazioni in questo mondo e nell'altro. E i malvagi imparano quello che il destino ha riservato per loro.

 

Bibliografia:

 

Avicenna-His Life and Work. Soheil M.Afnan. Ed. George Allen e Unwin LTd 1958

Avicenne. Carra De Vaux. Ed. Felix Alcan. Paris 1900

Traites Mystiques d'Abou Alì al-Dosain Ibn Abdallah Ibn Sina ou Avicenne. Traitè arabe accompagnè de l'esplication en francais. M.A.F. Mehren Ed. Leyde

Le Philosofie de Avicenne. M.A.F.Mehren

Revision de la Filosofia Oriental de Avicena. Julio Cesar Cardenas Arenas. Transoxiana n° 10 Luglio 2005

Avicena en Oriente. Carlos A. Segovia Revista de Filosofia n° vol. XI 1998 Università Complutense

History of Islamic Philosophy. Henry Corbin Ed. Kegan Paul International ; Islamic Pubblication for The Institute of Ismaili Studies London

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