Biografie

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Federico de Castro y Fernandez


Federico de Castro y Fernandez, nacque ad Almeria il 30 dicembre 1834. Figlio del capitano di fanteria Josè de Castro y Alarcon e di Carmen Fernandez y Galvez. Genio letterario precoce, consacrò la sua vita all'insegnamento e alla divulgazione del pensiero Kraussista portando avanti l'opera del suo maestro Julian Saez del Rio e diventando il portavoce della sua metafisica, pubblicando nel 1877 il libro “ Analisi razionale del pensiero di Sanz del Rio “, pensiero che ricorre frequentemente nell'altro suo libro “ Propedeutica alla sua Metafisica “. Quando la maggior parte dei Kraussisti spagnoli migrarono verso la corrente positivistica, Federico de Castro y Fernandez rimase fedele alla metafisica panenteista, al punto da essere considerato sul finire dell'ottocento, l'ultimo esponente del Kraussismo spagnolo. Questa corrente filosofica che sfidando il dogmatismo imperante allora nel mondo dei cattedratici spagnoli, gli opponeva la libertà di pensiero e di cattedra, lasciando libero l'uomo e l'umanità in generale, di svilupparsi come in un ordine universale fatto di pietà, abnegazione e altruismo; il Male non si annienta con la repressione, ma è molto più utile inondarlo con l'abbondanza del Bene.

All'età di nove anni, secondo un aneddoto, mentre sosteneva l'esame per essere ammesso al bachillerato ( scuola di formazione superiore, baccalaureato ), il governatore colpito positivamente dall'intelligenza del giovane esaminando volle conferirgli il titolo onorifico di “ Maestro di scuola ”. Iniziò il bachillerato nel collegio S.Alberto di Siviglia e in breve tempo riuscì a padroneggiare così bene il latino da essere in grado di tradurre per suo diletto i libri classici. Terminato il bachillerato in Filosofia, intraprende gli studi universitari, studiando prima il Diritto, materia che farà di lui uno dei più insigni giuristi spagnoli della sua epoca, per dedicarsi poi alla Filosofia e alla Teologia. Si trasferisce a Madrid dove entra in contatto con i primi esponenti del Kraussismo, tra questi Jiulian Saez del Rio che tanta influenza avrà sul suo pensiero.

Nel 1861, pubblica la tesi del suo dottorato, nel cui titolo c'è già la sintesi espressiva del suo pensiero: “ Il progresso interno della Ragione mediante il metodo scientifico e quello della Libertà mediante l'arte morale, influiscono sulla Storia, progressivamente al rispetto dell'uomo e ai dettami della Ragione e della Conoscenza ”, da cui risulta evidente la sua piena fiducia nella scienza e nella libertà, ponendo l'accento sulla Storia sostenuta dalla Ragione e dalla Conoscenza.

Nello stesso anno gli viene assegnata la cattedra di Metafisica all'università di Siviglia dove trascorrerà quasi tutta la sua vita accademica e dove ricoprirà anche il ruolo di docente di Storia della Spagna e Storia Critica della Spagna, sembra che abbia anche avuto la docenza di Sanscrito e di Rettore e Decano della facoltà di Filosofia. La morte lo colse il 10 Aprile 1903, un Venerdì Santo, seduto alla sua scrivania, riverso sugli ultimi bollettini della Reale Accademia di Storia. I suoi allievi si disputarono l'onore di trasportare il suo feretro dalla camera ardente fino al cimitero di S. Fernando. Uomo schivo e riservato, nel corso della sua vita non cercò la gloria letteraria né aspirò ad incarichi politici, tutt'altro, li rifiutò sempre. Accettò solo di trasferirsi per un breve periodo a Madrid, dove prese parte in qualità di giurista alla compilazione della “ Leyes de Ultramar “ promulgata nel 1876, atto costitutivo della Monarchia spagnola voluta dal Re Don Alfonso XII.

Quando lo costrinsero ad accettare un incarico politico, fuggì lontano da Siviglia. Per Castro la politica era semplicemente una questione morale, le sue sortite nel campo della politica furono dovute solo alla necessità di difendere a spada tratta l'insegnamento svincolato da qualsiasi forzatura alla libera espressività del pensiero. Fu questo uno dei motivi principali per cui l'università di Siviglia divenne il polo principale per la diffusione del pensiero Kraussiano.

Dopo aver pubblicato alcuni manoscritti di Sanz del Rio, incorre in un'aspra polemica con gli accademici della facoltà di Teologia, da lui criticati durante il discorso di apertura dell'anno accademico. Viene accusato di essere il paladino del razionalismo e di diffondere tra i suoi allievi i germi di quel diluvio mortifero di vapore che arriva dalla Germania. Questa guerra non dichiarata tra Cattolici e Kraussisti culminerà in quella che é stata chiamata la “ campagna dei testi vivi “ e che raggiungerà l'apice con l'epurazione dei docenti Kraussisti, subito dopo l'enciclica “ Sillabus “di

Pio IX un'aperta condanna verso tutte le forme di liberismo e di razionalismo, e con la messa all'indice nel 1865 del libro di Sanz del Rio “ Ideal de la Humanid para la vida“ che venne considerato a tutti gli effetti un libro proibito. Inutile dire che dopo quella serie di polemiche e di attacchi al pensiero Kraussista, Castro ne uscì profondamente disilluso al pari di tanti altri esponenti, preferendo indirizzare le proprie energie all'insegnamento. E' rimasta celebre una sua lettera inviata ai Decani, nella quale espone in tre punti la sua idea sopra l'educazione e l'insegnamento:

  1. Il docente non deve ostacolare i propri studenti con l'imposizione dei suoi criteri personali, ma li deve lasciare liberi di scoprire la verità, sviluppando le proprie facoltà.

  2. Deve incoraggiare l'ordinata lettura e la meditazione sopra i testi classici.

  3. Deve mettere in discussione il proprio e l'altrui pensiero in modo da sviluppare lo spirito critico, riflessivo e aperto al dialogo che gradualmente lo induca a pensare non con le idee di altri ma con il suo proprio pensiero.

Da quanto detto sopra si evince la grande innovazione a livello pedagogico del pensiero di Castro, che pone l'accento sulla necessità di stimolare l'allievo ad un confronto continuo con la natura e tutto quello che può essere fonte di conoscenza, indirizzando gradualmente le risorse verso conoscenze superiori che fanno da ponte tra le varie discipline.

Nel 1871 fu tra i fondatori della Società Antropologica Sivigliana. Quando i maggiori esponenti del Kraussismo spagnolo percorsero la strada del positivismo, ci fu una polemica tra costoro e Castro, che si tradusse sempre e comunque solo in uno scambio di opinioni, rimanendo Castro fedele alla sua ideologia. Una delle riviste di maggior prestigio nel mondo culturale spagnolo, fondato da Castro, fu costretta a sospendere le pubblicazioni nel 1875, quando il libero pensiero fu imbrigliato dall'ondata di Restaurazione che venne chiamata “La seconda questione universitaria “. un Regio Decreto diretto ai Rettori degli Atenei spagnoli, impose loro la vigilanza che raggiunse in certi casi gli estremi di persecuzione, sui libri di testo, sui programmi e sulle lezioni tenute dai docenti, che in qualche maniera erano contrari ai dogmi del cattolicesimo e della monarchia costituzionale. Per quelli che osarono sfidare la legge ci furono pene esemplari, compreso l'esilio e la prigione.

Oltre che per la sua attività di accademico e giurista, questo grande studioso trovò il tempo per dedicarsi alla traduzione del libro “ Yanbù al-Hayat “ noto anche come “ Fons Vitae “ di Selonoh ben Yehudah ibn Gabriol ( Malaga 1021- Valencia 1058), tutt'ora testo di riferimento per gli studiosi.

 

Copyright 2011 Federico de Castro y Fernandez . Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.
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