I Classici della Letteratura Antica

Gli occhiali del principe

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Scritto da Lara

In un paese dell'Estremo Oriente, nacque un principe a cui era stato predetto dagli indovini un regno prospero e felice.

Purtroppo il prognostico degli indovini di corte ben presto si rivelò del tutto errato. Giunto alle soglie della gioventù il nostro principe si ammalò di una grave quanto strana malattia. Al capezzale del principe, furono chiamati a consulto i medici più eminenti provenienti da ogni angolo dell'India e anche dai paesi stranieri, costoro visitarono il giovane, tastarono il polso, si riunirono a consulto e scuotendo la testa, decisero di dare un nome esotico alla strana malattia che altrimenti si sarebbe chiamata semplicemente pazzia. I pensieri del principe erano così confusi che a volte credeva di essere un minerale, a volte un animale, a volte una pianta. I suoi pensieri si succedevano con una rapidità talmente straordinaria che credeva di morire e rinascere così tante volte, che in tre anni si contarono più cicli di reicarnazione di quelli di Brahma, la sua vita era un continuo cerimoniale per la sepoltura e per la nascita. La sua follia non si limitava semplicemente al fatto di aver avuto delle vite precedenti, ma c'era un'immedesimazione così totale nell'altro essere da parlare di se stesso come di una persona con la quale non aveva nessun tipo di rapporto. I medici attribuirono la causa della malattia ad un eccesso di immaginazione e prescrissero una dieta rigorosamente vegetariana, clisteri e salassi. La cura si rivelò peggio del male e quando il principe debilitato da queste cure piuttosto drastiche giunse sul punto di morire, fecero rinchiudere il principe in un luogo oscuro e ritirato dove nessuno potesse alimentare le sue singolari allucinazioni. Questo piano così saggiamente architettato dagli illustri medici, lo fecero cadere nell'estremo opposto. immaginava che in tutti gli esseri c'era se stesso. I medici valutando questa nuova situazione ancora più grave di quella precedente, decisero di porre termine alla cura e liberarono il principe restituendolo al mondo. Ma appena liberato ricadde subito nel vecchio male e allora lo rinchiusero di nuovo, e questa volta la malattia si manifestò come la seconda volta, in un alternarsi continuo delle due forme. Il re suo padre, vedendo che le cure non sortivano gli effetti sperati si rivolse ad un sant'uomo che viveva come un anacoreta nella foresta. La fama di santità dell'anacoreta era talmente grande da superare i confini del regno. A lui venivano attribuiti ogni sorta di miracoli, ma la cosa più straordinaria era la conoscenza che aveva dell'uomo. Il suo sguardo profondo, frugava nei pensieri più reconditi della coscienza. Si diceva che possedesse il segreto della vita e della morte ma non desiderava essere immortale su questa terra, perché si aspettava una ricompensa maggiore nell'altra, dicevano che possedesse il segreto per ottenere tutte le ricchezze del mondo ma non ne approfittava perché sosteneva che l'eccesso di beni impoverisce l'anima, privandola dei sentimenti disinteressati e generosi. A questo uomo così saggio fu affidato il difficile compito di guarire il principe.

Di cosa parlarono durante i ripetuti colloqui il principe e il saggio non ci è dato sapere, quello che sappiamo è che al termine della terapia il principe guarì non solo dalle sue due manie ma si trasformò egli stesso in un modello di sapienza e saggezza. Tutti i re dei paesi vicini conosciuta la sua fama lo consultavano per i più ardui affari di stato, I Brahmini e perfino i rappresentanti di altre religioni, lo consultavano sulle intricate questioni della morale e della teologia. Era diventato insomma una sorta di Salomone dell'Estremo Oriente. A cosa era dovuta questo singolare cambiamento? I cortigiani più vicini al principe, confidarono in segreto agli amici che l'illustre malato aveva ricevuto dal saggio anacoreta, un paio di occhiali magici che avevano la proprietà di far vedere le cose sotto il vero punto di vista. Alcune frasi del principe parevano confermare questa opinione: quando qualcuno si lasciava dominare dall'impeto della passione o operava esclusivamente per il proprio interesse era solito esclamare: quest'uomo é molto miope. se qualcun altro al contrario, spinto da ideali difficilmente applicabili, esortava gli altri alla realizzazione, contestando il progetto diceva: a costui comprate degli occhiali da presbite. Giunto alla fine di un esistenza prospera e felice, il più amato dei principi morì. Però invano cercarono tra i suoi tesori il prezioso talismano. Solo nella sua biblioteca si trovò un libro intitolato " Gli occhiali del principe". C'era scritto in lettere d'oro solo questa sentenza:

Pensa alle cose come sono; non pretendere che siano come tu le pensi.

Federico de Castro Y Fernandez

 

 

 

Copyright 2011 Gli occhiali del principe. Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.
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