Poesia
Le due rivali di Filippo Pananti
Scritto da Federico
![]()
Musica e Poesia nacquero gemelle Nei regni della dolce Melodia; Ma invece di restar buone sorelle In santa pace e dolce compagnia, Stanno tra loro come cani e gatti, Passando ognor dalle parole ai fatti. Ma la Musica ha preso troppo braccio, Ella sola esser vuol donna e madonna, E l'altra par che sia lo strofinaccio; La Musica vuol far la gentildonna, E l'altra dietro dietro pel cammino Deve ire a farle da domenichino. Questa è una vera società leonina, E le parti son fatte con l'accetta; Pei Cantanti ci è il latte di gallina, Pei Poeti non casca una saetta; Il Musico vuol far tutte le carte, E non lascia al Poeta arte, né parte. Ah dove andati son quei tempi egregi Che in tanto prezzo avean gli alti cantori! Alla splendida tavola dei Regi S'assidevan gli Scaldi e i Trubadori; Facean cessar lo strepito delle armi, E spargean sugli eroi l'onor dei carmi.
Dalla bocca fatidica dei vati, Dal suono degli altissimi concenti Pendevano gli Augusti e i Mecenati; D' aurea mediocrità lieti e contenti, E in ozio molle, si alle Muse caro, Sedevano in panciolle e Fiacco e Maro. I dolci versi, i bei madrigaletti D'Amore erano i lesti procaccini; Le dame non ne fean dei diavoletti, E non se ne servian per istoppini; E quando un sonettino si era fatto, Le belle non dicean: povero inatto. Or non più le poetiche faville Saprebbero infiammar spirto guerriero; Non più Alessandro invidierebbe Achille Perchè le lodi meritò d' Omero; Ne per comprimer gli animi gagliardi Sia necessario esterminare i Bardi. Quando più in Campidoglio è coronato Colui che può furare i nomi a morte? Dove più siede il vate laureato? Dove uno è fatto poeta di Corte? Quei che fa due gorgheggi, che strimpella , Virtuoso di camera si appella.


